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Parola d’ordine: versatilità. Questa è la prima cosa che viene in mente
quando si ascolta Fabrizio Bonanno, di cui mi accingo a recensire con
piacere una selezione di brani da lui scritti in diversi anni, con
diversi gruppi, trattando spesso generi musicali piuttosto differenti
tra loro. È la versatilità di una persona con doti musicali e una
creatività fuori dall’ordinario, di una persona che non si accosta
semplicemente al metal, come dimostra la sua attività musicale insieme
ai Power Symphony, ma che è interessato a spaziare, ad esplorare molti
possibili sentieri che la musica gli offre. Questo CD è appunto una
antologia di brani scritti dagli anni ’90 ad oggi; si comincia con il
prog cantato in italiano degli Equiseti, che già ebbi modo di apprezzare
quando uscì “Il rito”. Anche stavolta confermo l’opinione di una musica
gradevole nelle sue parti strumentali, in grado di mostrare le abilità
tecniche del musicista, ma non eccessiva come il prog rischia di
diventare a volte, e soprattutto impreziosita dai cori femminili e da
alcuni strumenti che danno una nota più etnica (ripresa poi meglio con i
Rabatabuse) alle melodie. Rimane impressa in particolare la diabolica ed
ironica “Nerone”.
Passando oltre, si incontrano i Wounded Knee, probabilmente la creatura
più nota di Bonanno, anche la più longeva. In questo caso si viene anche
a conoscenza dell’interesse dell’autore verso temi di carattere storico
e sociale (il nome del gruppo deriva da una battaglia, detta appunto la
Battaglia del Ginocchio Ferito, spaventosa disfatta del popolo
pellerossa alla fine del XIX secolo), e di un basilare amore per la
natura, per cose semplici ma non sempre facili da narrare. Da
sottolineare per questi brani, oltre all’interessante e quanto mai
anomala cover di “La carrozza di Hans”, dello storico gruppo P.F.M., il
fatto che, pur essendo Fabrizio Bonanno principalmente un chitarrista,
egli è pronto a cedere spazio ed importanza anche agli altri strumenti,
senza che questi si riducano ad un semplice accompagnamento, a un
sottofondo. Ogni strumento ha la sua parte, il suo ruolo e la sua
autonomia, e anche questa è una nota più che positiva; inoltre, c’è
interesse verso strumenti musicali fuori dall’ordinario, come il
violino, che nonostante l’apparente contrasto con la batteria e gli
strumenti elettrici riesce a lavorare in sinergia con essi; ogni
elemento sembra avere bisogno dell’altro, e nessuno è superfluo. Pezzo
da evidenziare: “Ghost dance”, dalle bellissime ed elaborate parti di
basso.
La terza creatura di casa Bonanno ha lo strano nome di Rabatabuse. Come
già accennato, si tratta di un progetto, interamente strumentale, in cui
vengono privilegiate le sonorità etniche, come si può già intuire dai
titoli dei brani, come “Gypsy” e “Mediterranea”. Le sei corde hanno uno
spazio maggiore, ma non sono prepotenti; sono canzoni da ascoltare in un
giorno di pioggia in cui si ha nostalgia dell’estate, per tirarsi su di
morale.
È poi il momento di un unico brano di un nuovo progetto, gli Arcane
Vision, per cui Bonanno ha in preparazione un album. Si torna, in questo
caso, a sonorità più classicamente prog con riferimenti al neoclassico,
in cui chitarra e tastiere si intrecciano in riffs abbastanza veloci,
molto efficaci.
I Rainbird sono un altro elemento abbastanza anomalo, in quanto rivelano
l’amore per l’hard rock, quello di stampo più classico, un po’ grezzo,
senza pretese esagerate, se non quella di divertirsi, brani in 4/4,
brevi, allegri, incoraggianti, piacevoli. Insieme con Equiseti, ritengo
i Rainbird la migliore opera di Bonanno degli ultimi anni, quella che
vorrei vedere crescere maggiormente.
Il CD si chiude con una raccolta di altri cinque brani, che Bonanno ha
recentemente preparato per un video sul kickboxing, dall’esplicativo
nome “Kick ‘n roll”. Non ci si può non aspettare qualcosa di molto
dinamico e di immediato, come deve essere per un accompagnamento ad
immagini legate allo sport. In questo caso la chitarra torna a dominare,
anche se un’impronta etnica è di nuovo presente, e si abbina in modo più
che adeguato con il resto della melodia (a questo punto, sarebbe curioso
saperne di più e vedere anche il video…).
In conclusione, l’ascolto è consigliato a chi vuole un assaggio di tutti
i gusti, in modo da poter poi scegliere quello che si preferisce. Ad
ogni modo, Fabrizio Bonanno è un personaggio che merita di essere
conosciuto ed apprezzato a livello musicale; il panorama musicale
italiano ha bisogno di persone come lui, che conoscano la musica,
sappiano rinnovarsi, interessandosi a varie tematiche e diversi generi
senza mai essere ripetitivi o fossilizzarsi su un unico aspetto, quando
possibile.
Recensione di Anna Minguzzi
www.entrateparallele.it
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www.nocturnalhall.com
Label: AB Records
Release: 2004
By: Jessie
Points: 10 :) :) :)
Time: 76:42
Style: symphonic Power Metal
URL: Fabrizio Bonanno
Brilliantly beautiful. FABRIZIO BONANNO creates elegant guitar patterns
showing diversity as a musician. Accomplishing an array of musical
guitar structures FABRIZIO is fabulous! Combining his artistic eye that
formulates emotional descriptions it gives the setting to his songs an
assorted thought form, creating a mind set into vivid memory. Though
Anthology is a collection of his past material to date, this release
gives a broader spectrum into FABRIZIO’s musical history. Tasteful blend
of talent meshed into an individual as expressive and colorful as the
music he composes.
Bringing life to his elements II Bosco is perfect imagery of wine,
candles and an endless night of romance followed by the sound of rain.
Quiet contentment is felt here. In a reflective moment of silence the
melody of Gipsy, a Spanish style setting slices through the air of
intrigue and penetrating the senses. Erotic, exotic musical piece
casting a spell unto itself. For the rest of this album in my terms is a
masterpiece of this guitar genius. Songs are well orchestrated, for the
musicians that assisted FABRIZIO in his workings are magnificent.
Anthology it solely one of its kind as it is timeless piece of musical
art workings. Bravo!
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